Paesaggi, colore, tradizione: ecco il Giro di Campania in Rosa in pillole

Saliscendi e falsopiani tra i profumi, colori del secondo atto della primavera. Sulla strada, a macinare chilometri, tra le bellezze delle province del Napoletano e del Casertano. Poco meno di novanta, per la precisione. Attraverso 16 cittadine, 169 metri di dislivello e anche un Gran Premio della Montagna, a Caiazzo. Il Giro della Campania in Rosa è istantanea del ciclismo, della competizione agonistica che si fonde con la tradizione, con le bellezze del territorio campano. Un allegro carrozzone, tra corridori, ammiraglie, meccanici, dirigenti, sponsor: circa 200 persone, in scena il puzzle del ciclismo con l'ecologia che s'interseca al sociale, nell'arrivo finale a Caivano, dove sarà allestito un Villaggio per i bambini dopo la pedalata organizzata dall'Associazione cicloamatori di Caivano stesso, patrocinata dall'Assessorato alle Politiche sociali della Regione Campania. Attesi bambini con i genitori alla scoperte delle due ruote in rosa che fanno veloci anche al Meridione, professioniste che prendono pacche sulle spalle dai numerosi tifosi previsti lungo il tracciato. Perché il ciclismo resta lo sport popolare per eccellenza. Si parte da Grumo Nevano, la sede finale del Giro Rosa di sei anni fa. A due passi da Frattamaggiore, dove è passata l'anno passato la carovana del Giro nel trittico di tappe con cronoprologo iniziale a Caserta. E dopo Gricignano d'Aversa e Teverola ecco Marcianise, che pure ha ospitato il Giro d'Italia maschile nel 1993. E dove si parlava di ciclismo nel 1931, con gli appassionati che si riunivano in piazza Atella al negozio di cicli, quando una bici pesava oltre 20 kg, scegliendo il proprio beniamino tra Alfredo Binda, Costante Girardengo e Learco Guerra. E sempre Marcianise nello stesso anno ospitava la prima edizione della “Coppa Zinzi”, corsa su strada organizzata da un imprenditore da 120 km riservata ai dilettanti con vittoria di Antonio Scuotto, dell'U.S. Caivanese. Sulla strada, la Statale Appia, 15 km tra San Tammaro, Capua, fino a Vitulazio, carreggiate su cui non è difficile trovare nel week end gli innamorati del colpo di pedale, uomini e donne, caschetto, calzoncini e pettorina. Poi Caiazzo, le pendenze dolci ma pericolose, si arriva al traguardo parziale e chi si stacca rischia di non rientrare più in gruppo, perché di pianura nel percorso non c'è traccia. Poi si passa per Caserta, altra sede di arrivo volante, a due passi (o due pedalate, fate voi) dal Palazzo Reale, complesso monumentale - uno dei sei siti dell'Unesco presenti in Campania - creato da Carlo di Borbone nel 19esimo secolo, con il parco, l’Acquedotto vanvitelliano e il Complesso di San Leucio, illuminismo nel suo harem ambientale, i lumi stimolati dal contatto con la natura. Ma c'è profumo del traguardo: San Nicola La Strada, ancora Marcianise, Orta di Atella. Sino a Caivano, che pure vanta una gara cittadina più longeva del Giro d'Italia maschile, la Coppa Caivano, arrivata all'80esima edizione, primo arrivo nel 1910. Venti anni dopo, Guerra alzava le mani per primo, diventando campione d'Italia.